Il racconto di Paola: l’Alzheimer sembra cancellare tutto, ma non l’amore e neppure l’affetto

La diagnosi di Alzheimer di mia mamma è arrivata pochi mesi dopo la perdita di mio padre. Alcuni sintomi iniziali furono interpretati come una legittima depressione dopo 50 anni di vita insieme.Una donna forte

Mia madre era una donna dal carattere forte, capace allo stesso tempo di una tenerezza e una dedizione infinita. L’organizzazione della sua vita si è sovrapposta alla mia in un turbine di discussioni e aggressioni verbali che non le appartenevano e che mostravano la rabbia di chi si rende conto di non essere più in grado di affrontare la vita e di dipendere forzatamente da altri.

Lo stress e l’aggressività

Il lento degrado di una persona di carattere si è tradotto nell’ostinarsi nel voler fare tutto da sola. Inutile descrivere i risultati e l’angoscia di dover essere costantemente presente per evitare tutti i problemi che la mancanza progressiva di cognizioni possono creare. Il mio lavoro di libera professionista mi ha solo consentito di gestire le mille necessità della mamma unitamente a quelle del mio lavoro e della mia famiglia. Senza sabati o domeniche e lavorando di notte.

Mia mamma non voleva dame di compagnia

Lei non voleva “dame di compagnia”, non voleva neppure me, sostenendo di poter fare da sola. Tutto questo è durato quasi 4 anni e ne ho risentito pesantemente sia fisicamente che  emotivamente.

Il laboratorio sensoriale de Il Paese Ritrovato: per frenare la perdita cognitiva si potranno fare giochi ed
esercizi mentali. Anche i profumi giocano un ruolo importante. I palloni che vedete producono aromi che
hanno il compito di mantenere in esercizio l’olfatto, uno dei primi sensi colpiti dell’Alzheimer

Una malattia che spaventa

Ero disposta a tutto, pur di non portare la mamma in una RSA. Stavo male solo al pensiero di sottoporla alla perdita dei suoi spazi, di quei pochi vaghi ricordi dei luoghi. Non delle persone. Le sue amicizie si sono progressivamente diradate. Questa malattia spaventa! Chi può permettersi di ricordare, preferisce bloccare il tempo al ricordo di una persona sana.

Il peggioramento

Quando la mamma si ruppe il femore per una banale caduta in casa a non più di un metro di distanza da me (nel tentativo di prendere un libro da uno scaffale che, tra l’altro, ormai “leggeva” capovolto!) iniziò il peggioramento: l’anestesia per l’operazione abbassò drasticamente le già scarse cognizioni residue. 

Il Bar e il mini market avranno il compito di favorire la socializzazione
e tener vive le abilità residue dei cittadini de Il Paese Ritrovato.

A casa la mamma non può tornare

Il periodo di riabilitazione rese evidente l’impossibilità di riportare a casa la mamma. Non avrei più potuto gestire da sola le sue necessità. Il tema “badante” fu escluso perché la mamma si spaventava e diventava aggressiva con persone estranee.

L’ingresso alla Residenza san Pietro

L’ingresso alla Residenza San Pietro fu un dramma, sia per la mamma che per me. Progressivamente compresi di aver trovato un posto per tutto: dalla gioia al dolore. La gioia di poter cogliere e godere di quei pochi ricordi da coltivare e di condividere  il dolore vissuto, partecipato e compreso con delicatezza dagli operatori che l’assistono.

L’essenza del Centro San Pietro è questa: saper scegliere persone che assistono persone malate e sostenere i loro parenti. L’attenzione di medici, operatori, assistenti sociali e volontari assume il carattere di una missione.

Questo non cancella la tristezza, ma dona una speranza che allontana il progredire della malattia.

Purtroppo, questa malattia è in continuo aumento. Durante gli 8 anni della malattia della mamma ho avuto modo di confrontarmi con tante altre persone che riscontravano i primi sintomi della malattia nei propri cari.  Poter raccontare e descrivere il percorso della mamma e mio, ha permesso ad alcuni di affrontare con fiducia l’ingresso in RSA.

Nulla può cancellare l’amore e l’affetto 

Questa malattia è crudele come tante altre malattie. Lentamente, ma inesorabilmente, rapisce ogni ricordo fino a diventare pietosa nel cancellare anche il dolore di dimenticare la propria vita. Ma non cancella l’amore e l’affetto. Anche se i nostri cari non sanno più chi tu sia (figlia, marito …) sentono questo affetto.

Nel tempo, in un luogo sospeso e pensato per loro, quale sarà “Il Paese Ritrovato” le persone che avranno vicine oltre a noi – scelte con la consueta cura – sapranno rendere sereno questo lento oblio che li aspetta.  Sarà anche l’unica consolazione per noi parenti che, pur restando loro vicini, possiamo solo stare a guardare.

 

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